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Celeb. Feste Religiose

Quando venni in questa parrocchia il 27 ottobre 2001, mi impressionò la fervente devozione a Sant’Antonio Abate di cui mai avevo avuto riscontro, neanche nella mia parrocchia di origine. Non era soltanto il fasto e la bellezza della novena che, devo dire, da subito mi rapì, quanto piuttosto quel trasporto interiore, indescrivibile, che ogni cristiano di Vibonati porta dentro per tutto il resto dell’anno. Un fuoco di passione, vivo e scaldante, che emula quella personalità infuocata che fu proprio l’abba del deserto, Antonio il grande. Due richieste da subito sono emerse e, in questi anni, presentatesi con costanza: portare le reliquie del Santo a Vibonati e fare diventare Santuario la chiesa parrocchiale. Domande legittime perché, lungi dal voler essere un mero aspetto pittoresco, esprimono visibilmente la passione e la fede che i vibonatesi portano nel cuore. Sono piccole cose, forse da molti considerate inutili o, addirittura, di ostacolo alla fede, ma che, invece, abbiamo sempre considerato la nostra ricchezza: occasione di gioia e di entusiasmo, desiderio di stare insieme “facendo qualcosa di buono per il Signore”. San Giacomo ci assicura: “Mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc 2,18). In questi anni molte cose sono state fatte: le confraternite, i gruppi parrocchiali, i lavori edilizi, momenti di forte spiritualità e incontri di qualità umana con i tanti amici incontrati. Occasioni che abbiamo voluto documentare in queste pagine perché ricordiamo che, se un po’ siamo cresciuti, è per la Grazia che il Signore ci ha donato in questi avvenimenti. Certamente l’evento della presenza delle reliquie è stato speciale: un momento di grande comunione e amicizia; la nostra comunità si è sentita Chiesa, stretta intorno al suo patrono, in cammino verso il suo Signore. Oggi, giungiamo a un’altra tappa importante: la nostra Chiesa parrocchiale diviene Santuario Diocesano. Un approdo naturale frutto della devozione e della passione di tanti che hanno vissuto la chiesa come propria casa nella quale lavorare, lottare e sperare. Un approdo che vuole coinvolgere tutti i cristiani del golfo di Policastro e oltre, per testimoniare loro la fede del nostro popolo e vivere fraternamente nella carità l’attesa del Signore che viene. Il Santuario, non un vezzo folcloristico dunque, quanto piuttosto la possibilità di dare oggi, a questa umanità smarrita, ancora una strada da seguire verso una meta, verso un senso, verso un fine. Un giorno Gesù dirà: “ non può restare nascosta una città collocata sopra un monte … Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,14.16). IL Santuario, non a caso, si trova nel punto più alto del nostro paese: sia d’ispirazione a tutti per rendere gloria al nostro Padre del cielo.

 

 

Don Elia Donato GUERCIO

Parroco di VIBONATI (SA)

 

  

Come tanti altri borghi della nostra meravigliosa Italia, Vibonati sorge agli occhi di chi vi arriva come un nucleo compatto e forte di vita. Sembra apparire quasi improvvisamente tra le colline che fino all’ultima curva della strada lo nascondono come in uno scrigno. E allora, come tanti altri nostri borghi, appare come abbracciato intorno al rigido pendio della collina, stretto intorno alla...   Continua a leggere 

 

L'approdo naturale a un santuario (di don Elia GUERCIO)

Quando venni in questa parrocchia il 27 ottobre 2001, mi impressionò la fervente devozione a Sant’Antonio Abate di cui mai avevo avuto riscontro, neanche nella mia parrocchia di origine. Non era soltanto il fasto e la bellezza della novena che, devo dire, da subito mi rapì, quanto piuttosto quel trasporto interiore, indescrivibile, che ogni cristiano di Vibonati porta dentro per tutto... Continua a leggere

 

 

IL CULTO DI SAN’ANTONIO ABATE IN VIBONATI

Se c’è un avvenimento, nella vita delle comunità dei nostri paesi, che, ieri, come oggi, superando divisioni sociali e politiche, contrapposizioni di interessi e di mentalità, stringe i unità gli abitanti e ne evidenzia lo “spirito di questo popolo”, questo sicuramente è rappresentato dalla devozione verso Sant’Antonio Abate. In essa tende ad esprimersi la emulazione verso una santità... Continua a leggere

 

 

 

 

 

IL SANTUARIO, LUOGO CHE CHIAMA A VIVERE NELLA LUCE DEL CRISTO.

Come tanti altri borghi della nostra meravigliosa Italia, Vibonati sorge agli occhi di chi vi arriva come un nucleo compatto e forte di vita. Sembra apparire quasi improvvisamente tra le colline che fino all’ultima curva della strada lo nascondono come in uno scrigno. E allora, come tanti altri nostri borghi, appare come abbracciato intorno al rigido pendio della collina, stretto intorno alla chiesa grande che svetta in alto, come madre che raccoglie i suoi figli salvandoli dall’ansioso timore di scivolare in basso, come maestra che procede guidando con benevola sicurezza i passi incerti degli uomini sulla via della vita. Chi, anche un po’ ansimante per la lunga scalinata, raggiunge finalmente il sagrato su cui respira il riposo dell’orizzonte aperto sul mare lontano e profumi della vita che il vento porta tra i monti, entra nella chiesa di Sant’Antonio Abate come nel porto che accoglie e come chi è chiamato, con molti altri fratelli, a riempire il cuore di slanci di vita nuova. Quanta fatica sarà costata nel tempo la costruzione di questa chiesa nel punto più elevato del paese! Quanti uomini avranno dedicato il loro sudore alla bellezza accogliente e significativa di questo luogo! Quanti passi di uomini e donne hanno percorso quella scalinata e attraversato la soglia della chiesa! Quanti sguardi si sono concentrati sul volto maturo e forte del santo nell’immagine che lo raffigura nella nicchia al centro dell’abside dietro il crocefisso! Quanti cuori e quante anime, in questa chiesa, si sono aperti alla comunione con il Dio che ha mandato il suo Figlio per convocare l’umanità alla mensa della carità e della vita. La storia intensa e feconda di spiritualità di un popolo, la fede vissuta nella speranza e celebrata nella carità rende santo il luogo in cui si raccolgono i credenti convocati nel Nome Santo del Signore. Lo aveva detto Gesù “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Ed ecco che un luogo, in cui i credenti si riuniscono a lodare il Signore a celebrare la loro fede nel Cristo sentendosi accompagnati dalla preghiera, dall’insegnamento e dagli esempi di un fratello, come sant’Antonio, che ha percorso la via della santità, diventa un santuario, un luogo in cui “tutto ha una voce, tutto ha un significato”, come disse il Papa Paolo VI a Nazareth il 5 gennaio 1964. Nel Santuario, dove la testimonianza che i Santi ci hanno lasciato nella storia parla della presenza e della verità dell’infinito amore di Dio, tutti impariamo a “tenere una disciplina spirituale” come ancora diceva Paolo VI, per “seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo”.  Soprattutto “forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, a imitare”. Sì, aveva ragione il Papa a dire “quasi senza accorgercene”. Come dire che semplicemente: ammirando, celebrando la grandezza della vita santa, generosa e fedele dei nostri Santi, siamo come spontaneamente coinvolti nella bellezza luminosa del loro essere con Gesù, nel loro vivere il Vangelo così intensamente da diventare essi stessi come una pagina di Vangelo, nel loro diventare uomini veramente vivi e generosi nel generare vita per il mondo. Come non ricordare qui ciò che Sant’Atanasio scrisse del santo Abate Antonio quando ne raccontò la “vita”: … chi andò da lui nel dolore e non tornò nella gioia? Chi andò da lui piangendo i suoi morti e non depose  il suo lutto? Chi andò da lui nella collera e non si convertì a sentimenti di amore? Che, afflitto per la sua povertà, venne a trovare Antonio e, ascoltandolo e vedendolo, non disprezzò la ricchezza e non trovò conforto nella sua povertà? Quale monaco scoraggiato andò da lui e non divenne più saldo? Quale giovane salì sulla montagna e, veduto Antonio, non sentì subito inaridirsi il piacere e non amò la temperanza? Quando mai andò da lui qualcuno tormentato dal demonio e non ne fu liberato? E chi andò da lui tormentato dai pensieri e non trovò la pace della mente? Il santuario è il luogo in cui siamo chiamati sempre, e sempre in maniera rinnovata, ad ammirare e celebrare la luminosità che avvolge la storia dell’uomo che incontra la misericordia infinita del nostro Dio, e che vive tutto proteso verso Lui, consacrando a Lui il suo tempo, tutto il suo essere. Il santuario di Sant’Antonio Abate sia per i vibonatesi, e per tutti i pellegrini chi vi arriveranno, luogo di ascolto e di contemplazione che coinvolge l’anima che, come Sant’Antonio, cerca la luce di Dio e con essa illumina le strade del mondo.

S.E. Mons. Angelo SPINILLO

Vescovo della diocesi di AVERSA

 

 

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