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Celeb. Feste Religiose

                                            

 Benedizione della Lampada                              NOVENA                          MESSA DI SANT'ANTONIO

ABATE

 

 

 

 

 

EVANGELIZZARE LA PIETÀ POPOLARE

 

Il documento della Conferenza Episcopale Campana dal titolo "Evangelizzare la pietà popolare"è stato presentato da don Gabriele Petroccelli, responsabile dell'Ufficio Diocesano Confraternite e Comitati festa, alla presenza del Vesco Mons. Antonio de LUCA, il 14 ottobre 2013 presso il Convento di
S. Francesco in Padula. Esso contiene le norme per le feste religiose.
 
 
Il testo del Documento: Evangelizzare la pietà popolare
 

Vibonati (Livunàtidialetto cilentano[3]) è un comune italiano di 3.294 abitanti della provincia di Salerno in Campania. Il Comune fa parte dell'Associazione "Borghi Autentici d'Italia". Centro agricolo del Golfo di Policastro, situato nell'entroterra a NW di Sapri, su uno sprone sottile ed allungato, la cui configurazione è ricalcata sulla struttura dell'abitato, compreso tra due valli tributarie del torrente Cacafava, presso la cui foce èVillammare. Vibonati si trova ai margini del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano a pochi chilometri dalla Basilicata e dallaCalabria. Il centro del paese è arroccato ed è composto di un centro storico di origine medioevale molto caratteristico. La frazioneVillammare si estende sul mare ed è a forte vocazione turistica. Questo borgo marinaro, nato come residenza estiva dei nobili e villaggio di pescatori, attira ogni anno migliaia di turisti, al pari delle più rinomate SapriMarina di Camerota e Palinuro. Infatti, nei mesi estivi si registrano circa 15.000 presenze, grazie a strutture ricettive varie e ben organizzate. Vibonati è invece sede di un crescente interesse da parte di turisti che, oltre al mare, vogliono ammirare anche le bellezze artistiche che questo angolo di paradiso offre. Da segnalare la presenza nella frazione di una Torre telegrafica risalente al periodo vicereale spagnolo conservata in ottimo stato. Il capoluogo ospita il Museo della Civiltà Contadina realizzato da un abitante del luogo, il quale ha raccolto vari strumenti utilizzati dai contadini del secolo scorso. A Vibonati si riscopre un perfetto connubio tra vecchi sapori cilentani e cultura marinara. Il prodotto tipico è la soppressata, il capicollo e i "migliatieddi".

Storia 

Chiamato in passato li BonatiLibonati o semplicemente Bonati, secondo storici locali, Vibonati sarebbe stata fondata da coloni romani e sia la Vibo ad Siccam di cui parla Cicerone. Altri studiosi ipotizzano una sua fondazione da parte di esuli fenici provenienti da Tiro, visto che una parte del paese è denominata Tirone. Comunque la prima menzione del borgo risale al 1415, quando fu concesso a Masello Conte di Ravello[4]. Nel 1603 Carlo Caracciolo ne fece vendita a Diego Simone, da cui passò a Francesco Pertinet, e Fabio di Bologna e a Francesco Galuppo. Al termine del periodo feudale era possesso di Teresa Caracciolo, principessa di Policastro. Vibonati è stato al centro dei sanguinosi moti cilentani del 1848 e, il 3 settembre 1860, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide posta sulla facciata del palazzo De Nicolelis. Questo borgo ha sempre assunto un ruolo molto importante nel Golfo di Policastro in quanto fino all'immediato dopoguerra è stato sede del Real Ufficio del Registro, della Pretura e delle Carceri. Successivamente, con l'emigrazione di molti vibonatesi, questa importanza si è andata via via riducendosi. Dal punto di vista artistico, Vibonati è denominato "il paese dei portali" per la grande quantità di portali, appunto, che si rincorrono tra le viuzze (ruve) del borgo. Di estremo valore artistico sono, inoltre, le Chiese in cui si osservano dipinti del XII e del XIII secolo. Le più importanti sono senza dubbio la Chiesa di Sant'Antonio abate, santo patrono, e la Chiesa della Santissima Annunziata, da poco restaurata. Delle mura che un tempo cingevano Vibonati non ci sono tracce se non per un torrino che si può ammirare in Piazza Nicotera, e che ora è annesso alla Chiesa della Santissima Trinità. Durante il Regno di Napoli, dal 1806 al 1811, è stato capoluogo dell'omonimo distretto fino alla sua soppressione e, di seguito elevato a capoluogo di circondario (dipendente dal Distretto di Sala) fino al 1860[5]. Dall'unità d'Italia fino al 1924 è stato capoluogo dell'omonimo mandamento (sostituito poi da Sapri fino alla soppressione del 1927) appartenente al Circondario di Sala Consilina.

 

Architetture religiose [modifica]

    • Santuario di Sant'Antonio abate (XI secolo), edificato su una collina donata alla comunità dalla Principessa Carafa di San Severo. La chiesa, originariamente in stile romanico, fu sempre di rito greco. Nel corso degli anni ha subito numerosi interventi di restauro. Il più antico di cui si ha memoria fu fatto nel 1580 sotto la guida del Mons. Ludovico Bentivoglio. La chiesa fu ancora ristrutturata nel 1653 e fu riconsacrata nel 1728 dal Vescovo Mons. De Robertis. Altri restauri seguirono poi nel XIX secolo e nella metà del secolo scorso, quando il campanile, in stile romanico, fu sostituito con quello attuale. La chiesa di Sant'Antonio abate, pur conservando la sua rara e assoluta bellezza, ha perso il suo caratteristico aspetto originario, assumendo lo stile di una chiesa barocca. La Chiesa è costituita da 3 navate: una centrale ampia e due laterali di larghezza minore. Entrando sulla destra si ammira il fonte battesimale, scavato in un antico capitello corinzio, mentre in alto si trova un soppalco di legno dov'è collocato l'organo a canne risalente a '700. Nella seconda cappella della navata destra è collocato uno splendido dipinto a tempera su tavola, raffigurante la Vergine del Rosario tra i Santi Domenicani e i vincitori della battaglia di Lepanto, che commemora la partecipazione della comunità a tale vittoria. L'opera è attribuita alla scuola del pittore di origine fiamminga, Teodoro d'Errico. Sotto la volta della navata centrale si trova una pittura raffigurante il Santo a cui la chiesa è dedicata, opera di un artista vibonatese, A. Giannini, che lo eseguì nel 1832. Collocata al di sopra dell'altare, la statua lignea a mezzo busto del Santo patrono, eseguita nella seconda metà del '700, viene portata in processione il 17 gennaio per le strade del paese.

 

            

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