Celeb. Feste Religiose

IL SANTUARIO, LUOGO CHE CHIAMA A VIVERE NELLA LUCE DEL CRISTO.

Come tanti altri borghi della nostra meravigliosa Italia, Vibonati sorge agli occhi di chi vi arriva come un nucleo compatto e forte di vita. Sembra apparire quasi improvvisamente tra le colline che fino all’ultima curva della strada lo nascondono come in uno scrigno. E allora, come tanti altri nostri borghi, appare come abbracciato intorno al rigido pendio della collina, stretto intorno alla chiesa grande che svetta in alto, come madre che raccoglie i suoi figli salvandoli dall’ansioso timore di scivolare in basso, come maestra che procede guidando con benevola sicurezza i passi incerti degli uomini sulla via della vita. Chi, anche un po’ ansimante per la lunga scalinata, raggiunge finalmente il sagrato su cui respira il riposo dell’orizzonte aperto sul mare lontano e profumi della vita che il vento porta tra i monti, entra nella chiesa di Sant’Antonio Abate come nel porto che accoglie e come chi è chiamato, con molti altri fratelli, a riempire il cuore di slanci di vita nuova. Quanta fatica sarà costata nel tempo la costruzione di questa chiesa nel punto più elevato del paese! Quanti uomini avranno dedicato il loro sudore alla bellezza accogliente e significativa di questo luogo! Quanti passi di uomini e donne hanno percorso quella scalinata e attraversato la soglia della chiesa! Quanti sguardi si sono concentrati sul volto maturo e forte del santo nell’immagine che lo raffigura nella nicchia al centro dell’abside dietro il crocefisso! Quanti cuori e quante anime, in questa chiesa, si sono aperti alla comunione con il Dio che ha mandato il suo Figlio per convocare l’umanità alla mensa della carità e della vita. La storia intensa e feconda di spiritualità di un popolo, la fede vissuta nella speranza e celebrata nella carità rende santo il luogo in cui si raccolgono i credenti convocati nel Nome Santo del Signore. Lo aveva detto Gesù “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Ed ecco che un luogo, in cui i credenti si riuniscono a lodare il Signore a celebrare la loro fede nel Cristo sentendosi accompagnati dalla preghiera, dall’insegnamento e dagli esempi di un fratello, come sant’Antonio, che ha percorso la via della santità, diventa un santuario, un luogo in cui “tutto ha una voce, tutto ha un significato”, come disse il Papa Paolo VI a Nazareth il 5 gennaio 1964. Nel Santuario, dove la testimonianza che i Santi ci hanno lasciato nella storia parla della presenza e della verità dell’infinito amore di Dio, tutti impariamo a “tenere una disciplina spirituale” come ancora diceva Paolo VI, per “seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo”.  Soprattutto “forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, a imitare”. Sì, aveva ragione il Papa a dire “quasi senza accorgercene”. Come dire che semplicemente: ammirando, celebrando la grandezza della vita santa, generosa e fedele dei nostri Santi, siamo come spontaneamente coinvolti nella bellezza luminosa del loro essere con Gesù, nel loro vivere il Vangelo così intensamente da diventare essi stessi come una pagina di Vangelo, nel loro diventare uomini veramente vivi e generosi nel generare vita per il mondo. Come non ricordare qui ciò che Sant’Atanasio scrisse del santo Abate Antonio quando ne raccontò la “vita”: … chi andò da lui nel dolore e non tornò nella gioia? Chi andò da lui piangendo i suoi morti e non depose  il suo lutto? Chi andò da lui nella collera e non si convertì a sentimenti di amore? Che, afflitto per la sua povertà, venne a trovare Antonio e, ascoltandolo e vedendolo, non disprezzò la ricchezza e non trovò conforto nella sua povertà? Quale monaco scoraggiato andò da lui e non divenne più saldo? Quale giovane salì sulla montagna e, veduto Antonio, non sentì subito inaridirsi il piacere e non amò la temperanza? Quando mai andò da lui qualcuno tormentato dal demonio e non ne fu liberato? E chi andò da lui tormentato dai pensieri e non trovò la pace della mente? Il santuario è il luogo in cui siamo chiamati sempre, e sempre in maniera rinnovata, ad ammirare e celebrare la luminosità che avvolge la storia dell’uomo che incontra la misericordia infinita del nostro Dio, e che vive tutto proteso verso Lui, consacrando a Lui il suo tempo, tutto il suo essere. Il santuario di Sant’Antonio Abate sia per i vibonatesi, e per tutti i pellegrini chi vi arriveranno, luogo di ascolto e di contemplazione che coinvolge l’anima che, come Sant’Antonio, cerca la luce di Dio e con essa illumina le strade del mondo.

S.E. Mons. Angelo SPINILLO

Vescovo della diocesi di AVERSA