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Celeb. Feste Religiose

Se c’è un avvenimento, nella vita delle comunità dei nostri paesi, che, ieri, come oggi, superando divisioni sociali e politiche, contrapposizioni di interessi e di mentalità, stringe i unità gli abitanti e ne evidenzia lo “spirito di questo popolo”, questo sicuramente è rappresentato dalla devozione verso Sant’Antonio Abate. In essa tende ad esprimersi la emulazione verso una santità ordinaria ed al tempo stesso eccezionale permeando la storia e la tradizione di un popolo. La santità dell’eremita egiziano assurta a modello sin dall’ottavo secolo per merito dei monaci basiliani, si è riflessa, riprodotta ed interpretata nei sacrifici e nei disagi della comunità vibonatese. Il processo socio religioso che si è verificato nella devozione verso il Santo Patrono ha incarnato le ansie, le tensioni e le speranze di questo popolo lucano, che come in uno specchio rilevatore, continua a riflettersi nella religiosità verso il suo protettore. Il sentimento di appartenenza  esercitò un influsso determinante, formativo ed aggregante sull’assetto socioeconomico del nucleo originario di Bibone (antico nome di Vibonati), ciò portò non solo ad un coinvolgimento mentale, ma ad un forte trasporto e coinvolgimento emotivo religioso che spinse i fedeli a manifestare la propria fede, non più di fronte ad una piccola edicola retta nei pressi della “rupe” ma in un tempio ampio, testimone della propria fede. Uno spiazzo, sull’estremità della collina ove il nucleo originario di Bibone era sorto, era l’aia per trebbiare il grano ed vari cereali; dove ci si incontrava, e si trascorreva molto del tempo quotidiano; era il centro degli incontri di lavori e di riposo, in un angolo dello stesso con pochi mattoni era stata eretta una rustica edicola che custodiva una effigie del santo rappresentato tra tutti gli animali che la comunità accudiva; gli uomini, le bestie e le messi non potevano fare a meno della sua protezione. Il Santo protettore dei maiali e dei cavali, dei tosatori, di calzolai, dei fabbricanti di spazzole, dei macellai, dei droghieri, dei salumieri, protettore degli animali contro le malattie come lo scorbuto ed i parassiti interni; protettore gegli uomini, animali e cose contro il fuoco, l’herpes zoster, le malattie della pelle. Erano quegli anni in cui alle carestie immancabilmente succedevano le pesti, gli insegnamenti della vita del santo permearono tanto, i suoi fedeli, da diventare parte integrante della vita di questo popolo.

Prof. Vincenzo ABRAMO

 

            

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